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Sesto, il caso del cane del non vedente nella Basilica di Santo Stefano

Sesto, il caso del cane del non vedente nella Basilica di Santo Stefano
dicembre 28
08:07 2018

SESTO SAN GIOVANNI – C’è una vicenda che sta tenendo banco nel dibattito pubblico a Sesto San Giovanni e che è arrivata all’attenzione anche di alcune testate giornalistiche nazionali. L’altro giorno un non vedente della città ha pubblicato sul gruppo Facebook “Sesto Segnalazioni” il racconto di un fatto che lo ha riguardato in prima persona.

L’uomo si sarebbe recato a messa nella Basilica di Sesto insieme a Pepe, il suo cane guida. Al momento della comunione il cane si sarebbe agitato e avrebbe abbaiato. Per questo al termine della messa l’uomo sarebbe stato raggiunto dal parroco e prevosto, don Roberto Davanzo, che, secondo quanto raccontato nel post su Facebook, gli avrebbe chiesto di non ripresentarsi in chiesa con l’animale.

Un post che ha scatenato un ampio dibattito e fortissime polemiche, con insulti anche pesanti e violenti contro il sacerdote della chiesa centrale di Sesto. Che ad alcune testate ha risposto spiegando la sua versione: “Il cane guida, in fila e schiacciato tra le persone che aspettavano di ricevere la comunione, ha iniziato ad abbaiare. Per questo, finita la messa, ho avvicinato il padrone, proponendogli delle soluzioni. Gli ho spiegato che sarebbe potuto rimanere vicino all’area della ‘buona stampa’, dove attendeva di solito. Ci saremmo avvicinati noi per l’eucaristia, come facciamo per altri fedeli che, ad esempio, non riescono ad alzarsi dalle panche o sono costretti sulla carrozzina. Una nostra collaboratrice si è resa disponibile anche ad andarlo a prendere a casa, per accompagnarlo in chiesa. A quel punto si è irrigidito, dicendo che avrebbe trovato una chiesa più accogliente”, le dichiarazioni raccolta da La Martesana. Il prevosto sestese si sarebbe anche detto disponibile a incontrare nuovamente l’uomo per scusarsi e spiegare che le sue parole volevano essere tutt’altro che scortesi.

Al di là di come sia andata realmente la vicenda e al di là di dove stia la verità, c’è un dato sul quale ci permettiamo un pensiero: la “denuncia” fatta dal disabile sul social network non ha avuto altri effetti se non quello di screditare e gettare fango sulla figura del sacerdote e di alcuni suoi collaboratori. Forse in situazioni di questo tipo il dialogo personale e il confronto restano l’arma vincente per “risolvere” posizioni di attrito e di scontro, cosa che di certo non ha fatto un post su Facebook che al contrario ha accentuato le separazioni e creato ancora più odio.

 

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Redazione

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