Lun. 21 Giu. 2021
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La città dei (pre)potenti e quella dei sestesi

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – La politica negli ultimi anni ci ha abituato a grandi proclami e a trasformazioni, spesso più annunciate che effettivamente realizzate. Sta accadendo a livello nazionale, ma è già accaduto anche a livello locale. Il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, e la sua coalizione sono stati particolarmente abili a presentarsi ai sestesi come i fautori di una politica differente, parlando di condivisione, di partecipazione e dell’aspirazione a una città migliore.

Sono trascorsi meno di due anni da quel voto storico, e di quella carica di innovazione è rimasto ben poco. Tirando le somme di questa prima parte di mandato, si scopre una città che combatte come prima con i problemi di sicurezza; una città invasa dai rifiuti e dalle discariche abusive esattamente quanto due o tre anni fa. Una città che, nonostante i tanti “tagli del nastro” di opere e progetti risibili, annaspa ancora nell’incertezza e nella mancanza di una identità.

In una situazione del genere appare piuttosto abissale la scelta dell’amministrazione comunale di rivedere le consulte delle associazioni e di cancellare nei fatti la consulta delle pari opportunità, strumenti di partecipazione che contribuivano, sebbene in modo vecchio e stanco a comporre l’identità della città. La politica, che già nelle consulte e nel mondo dell’associazionismo aveva messo lo zampino (a fini più elettorali che pratici), oggi è voluta entrarci con tutti e due i piedi negli organi che dovrebbero animare e coordinare il mondo delle associazioni. Il sindaco e i suoi sceglieranno gran parte dei membri e normalizzeranno le idee e gli spunti in avanti. Con un solo risultato pratico “neutralizzare il dissenso”, come ha chiaramente fatto intendere qualche membro di giunta nel consiglio comunale che ha votato i nuovi regolamenti.

Senza voler essere polemici, il contributo fattivo della politica alle associazioni è sempre stato paro a zero a Sesto. Ci domandiamo cosa possano portare in più io rappresentanti politici scelti da un sindaco e da una giunta che fino ad oggi hanno dimostrato di saper fare molto poco in fatto di partecipazione e di organizzazione del volontariato. Poco di più di qualche selfie. Ma basterà?

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