Ven. 28 Gen. 2022
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Sesto, il forno del CoRe sarà in mano al Cap per produrre bio gas. Le critiche del M5S

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Il Movimento 5 Stelle fa le pulci al progetto di smantellamento del forno inceneritore del CoRe, a Sesto San Giovanni, e della sua trasformazione in un impianto di economia circolare per il trattamento dei fanghi di depurazione e la produzione di bio gas. Il consigliere regionale grillino Massimo De Rosa, la scorsa settimana ha seguito i lavori del consiglio comunale di Sesto, insieme ai portavoce locali del M5S Serena Franciosi e Vincenzo Di Cristo: De Rosa è stato presente alla seduta in cui si è discusso del futuro del forno del CoRe e di seguito ha rilasciato una nota con alcune critiche al progetto.

“Come spiegato dall’amministratore unico Cipriani, entro il 2019 Core estinguerà il mutuo sull’impianto. A quel punto si prevede la dismissione dell’impianto e il subentro di Cap Holding, rappresentata durante il consiglio dal presidente Alessandro Russo. L’intenzione dell’azienda è quella di trasformare l’area del Core in un centro di ricerca sull’economia circolare e di trattamento dei fanghi di depurazione che Cap holding produce nei suoi depuratori e deve gestire. In sostanza al posto dell’inceneritore, Cap Holding (realtà industriale pubblica che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Milano, Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como) propone oltre all’apertura di un centro ricerche e anche la creazione di una linea di trattamento fanghi. Linea attraverso la quale poter sia recuperare materie prime (come il Fosforo e i metalli pesanti) che produrre bio gas (da trasformare in bio metano) e con la combustione dei residui di lavorazione, alimentare il teleriscaldamento. Detto ciè è necessario fare alcune osservazioni”, spiega De Rosa in un comunicato.

“La prima riguarda strettamente l’impatto ambientale. Pur comprendendo le ragioni economiche che muovono l’azienda, restiamo infatti dell’idea che, soprattutto guardando al ciclo vita, l’ipotesi maggiormente sostenibile sarebbe quella del compostaggio. Soluzione meno impattante rispetto alla fermentazione anaerobica e alla produzione di bio gas. In questo senso però ha pesato nella scelta di produrre il biogas la volontà di Cap holding di percorrere solo questa strada e non valutare le altre.
Considerando il già nefasto quadro relativo all’inquinamento atmosferico e dello smog in Lombardia, non riteniamo possano essere ammesse nuove emissioni come quelle degli impianti di fermentazione anaerobica. La seconda questione è economica. Durante il consiglio non è stato infatti presentato alcun dato in merito alla sostenibilità economica del progetto. O meglio, i dati presentati non hanno risposto a quella che resta la nostra principale preoccupazione: l’idea è sostenibile anche senza aiuti statali (incentivi al biogas) o sta in piedi solamente grazie ad essi? Per il Movimento Cinque Stelle la risposta a questa domanda è conditio sine qua non. Non vorremo infatti rischiare di trovarci a rivivere ancora una volta quanto avvenuto con Core, che si è trovata con un buco di 8 milioni di euro non appena lo Stato ha tolto gli incentivi agli inceneritori”, prosegue la nota dei grillini.

“Infine dobbiamo rilevare che il progetto prevede che nell’impianto non si trattino solo i fanghi di depurazione ma anche la forsu (la componente organica della nostra spazzatura). Questa scelta è, a nostro modo di vedere, legata esclusivamente a ottimizzare gli introiti (faccio più biogas, prendo più incentivi e magari mi faccio pagare per smaltire il rifiuto) e non a scelte di economia circolare e sostenibilità che vogliono al primo posto il recupero di materia e non di energia e quindi soluzioni come il compostaggio. Inoltre la produzione di biogas genera sottoprodotti (fanghi, ammendanti sbilanciati e troppo ricchi di nitrati) difficili da gestire e che se mal utilizzati in agricoltura possono causare inquinamento delle falde e perdita di fertilità dei suoli, le sanzioni UE per lo stato delle falde acquifere saranno di miliardi di euro. Senza contare che il biogas combusto emette 10 volte più Nox e gas climalteranti a parità di energia prodotta rispetto al metano. Manteniamo quindi spirito critico nei confronti del progetto, restando comunque disponibili a valutare i dati anche in funzione delle nostre osservazioni”, dice infine De Rosa.

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