HomeBreaking NewsCinisello Balsamo, l'ex sindaca Trezzi e il marito Imberti assolti in appello

Cinisello Balsamo, l’ex sindaca Trezzi e il marito Imberti assolti in appello

Si chiude con un completo e clamoroso ribaltamento della sentenza di primo grado uno dei casi giudiziari più complessi e mediatici che hanno segnato la politica di Cinisello Balsamo nell’ultimo decennio. La Corte d’Appello di Milano ha assolto l’ex sindaca Siria Trezzi e il marito Roberto Imberti, dall’accusa di corruzione con la formula piena “perché il fatto non sussiste”.
Insieme a loro sono stati assolti con la stessa formula anche l’ex assessore ai Lavori Pubblici Ivano Ruffa e l’imprenditore immobiliare Paolo Cipelletti.

Il verdetto cancella le condanne del 2022

La decisione dei giudici milanesi cancella radicalmente la sentenza pronunciata nell’ottobre del 2022 dal gup del Tribunale di Monza. In primo grado, nel processo celebrato con rito abbreviato, Trezzi e Imberti erano stati condannati a quattro anni di reclusione, mentre per Ruffa e Cipelletti la pena stabilita era stata di tre anni e sei mesi.
Contro quel verdetto i legali degli imputati avevano presentato un dettagliato ricorso in appello, continuando a sostenere l’assoluta legittimità dell’operato amministrativo. Una svolta significativa si era già percepita durante il secondo grado di giudizio, quando la stessa Procura generale, riconsiderando gli elementi in possesso, aveva avanzato la richiesta di assoluzione per l’ex prima cittadina.

Al centro dell’inchiesta l’ex Auchan e il Grugnotorto

L’intera vicenda giudiziaria era nata da un’articolata indagine della Procura di Monza su una maxi operazione urbanistica. Al centro degli accertamenti c’erano la riqualificazione dell’ex centro commerciale Auchan e la valorizzazione di alcune aree del Parco del Grugnotorto.
Secondo l’impianto accusatorio originario, l’imprenditore Cipelletti sarebbe stato favorito attraverso il cambio di destinazione e la rivalutazione di terreni di sua proprietà che il Comune intendeva acquisire. Gli inquirenti avevano ipotizzato un sistema di scambi e favori in cui Imberti avrebbe fatto da intermediario tra l’imprenditore e la giunta guidata dalla moglie. Accuse che la difesa ha smontato pezzo per pezzo, dimostrando la trasparenza e l’interesse pubblico di ogni singolo atto amministrativo approvato.

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