Finti contratti di lavoro all’interno di Onlus fittizie per aggirare le norme sull’immigrazione e costringere decine di ragazze straniere a prostituirsi. È il core business della fitta rete criminale smantellata ieri, martedì 28 luglio, a Milano dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura, insieme ai militari della Guardia di Finanza e alla Squadra Mobile di Como, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Rossana Mongiardo nei confronti di sette persone (cinque in carcere e due ai domiciliari).
Massaggi e il paravento del terzo settore
L’indagine, coordinata dal pm Pietro Paolo Mazza e dall’aggiunta Bruna Albertini, ha svelato un meccanismo consolidato e gestito da una cooperazione tra cittadini italiani e marocchini. L’organizzazione creava associazioni no-profit con scopi apparentemente “culturali e ricreativi”. Queste strutture servivano unicamente come copertura burocratica per giustificare la permanenza in Italia delle donne, prevalentemente straniere, che venivano poi impiegate come prostitute. I servizi venivano offerti all’interno di appartamenti privati e in noti centri massaggi milanesi.
Ruoli aziendali e la coppia al vertice
Come sottolineato in una nota dal Procuratore della Repubblica Marcello Viola, la rete operava con una struttura gerarchica e ruoli ben definiti: i finanziatori incaricati di immettere capitali freschi per avviare e sostenere le strutture logistiche, i responsabili logistici dedicati a individuare e affittare gli immobili idonei, gli addetti all’ingaggio delle ragazze attraverso i finti contratti, il comparto marketing specializzato nella promozione dei servizi su portali e siti web di annunci a luci rosse e il segretario, un addetto alle linee telefoniche che concordava appuntamenti e applicava un tariffario rigido a seconda delle prestazioni.
Al vertice della piramide si collocava una coppia, composta da un cittadino italiano e dalla compagna marocchina. Il primo agiva come promotore e capo dell’associazione, occupandosi dei contratti d’affitto, della logistica e del reclutamento. La compagna gestiva in prima persona i canali pubblicitari online, rispondeva al telefono per smistare i clienti e supervisionava quotidianamente il lavoro e i turni delle ragazze nei centri.
Sequestrati 5 immobili e 350mila euro
I reati contestati agli indagati variano, a seconda delle posizioni, dall’associazione a delinquere allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, fino alla permanenza illegale sul territorio nazionale e all’autoriciclaggio. Contestualmente agli arresti, eseguiti con il supporto dei Commissariati cittadini Lambrate, Lorenteggio, Sempione e Porta Genova, le fiamme gialle hanno proceduto al sequestro preventivo di 350.000 euro sui conti della rete (ritenuti profitto del riciclaggio) e alla chiusura con relativo sequestro di 5 immobili situati a Milano, definitivamente sottratti al controllo del racket.







