HomeBreaking NewsProgetto Bridge, l’integrazione passa dalla formazione e da un mestiere qualificato

Progetto Bridge, l’integrazione passa dalla formazione e da un mestiere qualificato

Il piano di Aslam per inserire 300 giovani migranti nel tessuto produttivo lombardo in quattro anni, colmando il grave deficit di figure tecniche specializzate

Due giornate dedicate all’orientamento, al futuro e all’incontro tra culture e professioni. È questo il cuore del Progetto Bridge, l’iniziativa promossa da Aslam, ente accreditato presso Regione Lombardia, che da trent’anni risponde alle esigenze formative e occupazionali del territorio lombardo. Durante gli Orientation Day sono stati presentati i corsi 2026-2027 e i candidati hanno potuto approfondire l’offerta formativa di ASLAM, confrontarsi con tutor e orientatori, sostenere test di selezione e colloqui individuali finalizzati a individuare il percorso professionale più adatto.
Le due giornate al Polimi seguono agli esami svolti nei giorni scorsi dagli studenti del primo anno del progetto, provenienti principalmente dall’America Latina, dall’Asia e dall’Africa.
Su 101 iscritti, 76sono stati ammessi agli esami finali e 72 sono stati promossi, conseguendo la qualifica professionale regionale EQF di livello 3. Un titolo, questo, che grazie a BRIDGE può essere ottenuto in un solo anno scolastico rispetto a quanto accade durante il percorso canonico di formazione professionale della durata di tre anni che si può intraprendere dopo le scuole medie. Le giornate di selezione si sono svolte il 14 e il 15 luglio, presso il Campus Milano Bovisa della Business School del Politecnico di Milano.

Peruviana, da tre anni e mezzo in Italia, Delia L’edesma Ayuque, attratta dal mondo della moda, ha imparato un nuovo mestiere: “Sono molto soddisfatta dell’esperienza in Aslam: ho imparato la conoscenza dei materiali, le tecniche e, soprattutto, la precisione”.

Il Progetto Bridge nasce da una doppia necessità. Da un lato, il settore manifatturiero e industriale italiano si scontra quotidianamente con il calo demografico e con il progressivo disinteresse dei giovani verso i mestieri tecnici: figure fondamentali come saldatori, elettricisti, meccanici e pellettieri sono ormai introvabili. Dall’altro lato, vi è una platea crescente di giovani adulti di nazionalità straniera che vivono sul nostro territorio e spesso possiedono titoli di studio elevati o lauree conseguite nei Paesi d’origine che, purtroppo, non vengono legalmente riconosciute in Italia.
Il Progetto Bridge si inserisce esattamente in questo divario, trasformando una barriera burocratica in una straordinaria opportunità di crescita professionale. L’iniziativa nasce per rispondere a un’esigenza concreta e urgente del tessuto produttivo locale, che oggi registra un deficit stimato di oltre 50.000 addetti. L’ambizioso traguardo finale del progetto è l’inserimento lavorativo di 300 professionisti in quattro anni.
Per l’anno formativo 2026-2027 ASLAM propone sette percorsi gratuiti nei settori della termoidraulica, meccanica, saldatura, impiantistica elettrica, pelletteria, riparazione di veicoli a motore e lavorazione del legno. Ogni corso prevede 750 ore di formazione, di cui 500 in aula e 250 di stage in azienda, con particolare attenzione allo sviluppo delle competenze tecniche, delle soft skills, dell’educazione civica e della sicurezza sul lavoro.

“Il progetto Bridge – ha sottolineato Angelo Candiani, presidente di Aslam – nasce dall’osservazione del fenomeno della migrazione e dal desiderio delle persone migranti, che spesso rischiano la loro vita per arrivare nel nostro Paese, di costruirsi un futuro migliore, di trovare un lavoro, di crescere e realizzarsi. Attraverso Bridge vogliamo fornire ai giovani migranti le competenze tecniche necessarie e, parallelamente, il ‘saper fare’ che le aziende ricercano con urgenza. La formazione professionale è finalizzata al conseguimento di un titolo di studio e orientata all’ingresso nel mondo del lavoro in ambiti ad alta domanda di personale, come meccanica, legno, saldatura, impiantistica e pelletteria. Bridge, dunque, non è una semplice proposta formativa, ma una risposta strutturata per connettere due mondi spesso distanti: la didattica d’aula e la realtà operativa delle imprese manifatturiere, che costituiscono la gran parte del tessuto economico italiano”.

Un modello replicabile di coesione sociale

“Siamo lieti di aver ospitato per il secondo anno consecutivo gli OrientationDay del progetto BRIDGE presso il nostro Campus. Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni formative e territorio, pienamente coerente con il Purpose della nostra Scuola e con le direttrici del nostro piano strategico, che pongono al centro l’impatto sociale, l’inclusione e lo sviluppo del capitale umano. Favorire percorsi di orientamento e formazione per giovani migranti significa contribuire attivamente alla costruzione di un sistema più equo, capace di valorizzare i talenti e rispondere alle esigenze del tessuto produttivo”, ha affermato Enrico Bellazzecca, Associate Dean for Sustainability& Impact di POLIMI Graduate School of Management.

Arrivata dalla Nigeria vent’anni fa, oggi Naomi è una donna, moglie e madre di 40 anni che non ha mai smesso di investire sul suo futuro. Dopo aver conseguito la terza media in Italia, ha scelto di mettersi in gioco con il Progetto Bridge, formandosi nel settore della pelletteria.

“Radicamento sul territorio, ascolto strutturato delle imprese e percorsi formativi cuciti su misura per il tessuto produttivo locale. Sono questi i pilastri su cui si fonda l’azione formativa della nostra realtà, oggi consolidata e potenziata attraverso questa iniziativa”. Così Carlo Carabelli, Direttore Generale di Aslam; “ Si tratta di un modello educativo che non nasce a tavolino, ma che si sviluppa direttamente all’interno delle realtà produttive e manifatturiere di Milano e della Brianza, valorizzando le eccellenze storiche e intercettando i nuovi trend di mercato”.
“Il legame con il territorio – prosegue Carabelli –  è scritto nel nostro Dna. La nostra scuola ha mosso i primi passi proprio nel cuore della Brianza, stringendo una sinergia storica con Federlegno e con la fitta rete di imprese del distretto del mobile. Quella stessa filosofia, basata sulla valorizzazione della forza manifatturiera locale, viene oggi applicata con successo alle nuove vocazioni industriali che stanno emergendo nell’area del Nord Milano”.

Il dialogo con il territorio

“Se la Brianza resta la culla indiscussa del legno-arredo – aggiunge il Direttore Generale di Aslam – la zona a nord di Milano sta registrando una crescita esponenziale nei settori elettrico ed energetico. Si tratta di un comparto strategico che non solo esprime un bisogno urgente di manodopera qualificata, ma che offre ai giovani prospettive di crescita professionale ed economica straordinarie. La conferma della validità di questo approccio arriva direttamente dai dati e dalle scelte degli studenti. Il progetto “Bridge” ribalta il paradigma formativo tradizionale: prima si ascoltano le necessità delle aziende, poi si costruisce il percorso di studi”. “I risultati parlano chiaro. L’esempio più lampante – specifica Carabelli –  è rappresentato dalla classe di 22 giovani elettricisti che ha concluso il percorso lo scorso anno. Più della metà di loro ha scelto autonomamente di non fermarsi e ha chiesto di accedere al quarto anno di specializzazione. Una decisione che dimostra come i ragazzi abbiano compreso la reale portata e il valore del settore elettrico, percepito finalmente come una concreta opportunità di carriera a lungo termine e non come un semplice ripiego.

Investire sulla cultura

Da quasi otto anni in Italia proveniente dall’Egitto, Hala Sharara abita a Milano con la propria famiglia: “Quando mi hanno presentato i corsi di Aslam, sono stata colpita da quello di pelletteria. Oggi ho scoperto una capacità manuale che non credevo di avere e sono pronta a cambiare lavoro”.

Il successo dei progetti di inclusione e formazione professionale non si misura solo sul numero di ore passate in officina o in aula, ma sulla qualità della motivazione di partenza. Per il Direttore Generale di Aslam questo è il vero motore del percorso: “La maggior parte degli iscritti giunge alla scuola professionale dopo aver frequentato i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione dell’Apprendimento) al fine di ottenere la licenza media”.
“Questo passaggio preliminare – aggiunge Carabelli –  rappresenta un indicatore fondamentale: dice di una persona che ha già scelto, in modo autonomo e consapevole, di compiere un investimento significativo sulla cultura e sulla lingua italiana. Frequentare i corsi serali, spesso dopo giornate pesanti, dimostra un desiderio profondo che va oltre i livelli di partenza. Imparare l’italiano significa in prima battuta parlare e comunicare, ma lo studio delle materie di base offre quel bagaglio culturale che struttura l’approccio mentale del lavoratore del futuro”.
“Accanto alla lingua e alla cultura tecnica – prosegue Carabelli –, Aslam introduce un terzo pilastro decisivo: lo sviluppo delle soft skills, considerate il vero passaporto per un inserimento lavorativo duraturo”. Il direttore evidenzia un paradosso virtuoso: su molti aspetti legati alla tenuta personale, questi allievi mostrano una maturità superiore rispetto alla media. L’approccio alla fatica, la forza d’animo e la disponibilità di fronte al sacrificio quotidiano sono sorretti da una resilienza strutturata da vissuti personali e spesso inimmaginabili”.

“Tuttavia – aggiunge il Direttore Generale di Aslam –  l’applicazione quotidiana in azienda richiede un’evoluzione di questa energia. Non basta saper sopportare lo sforzo fisico; occorre imparare a stare in un contesto professionale normato. Questo si traduce nella capacità di rispondere correttamente alle gerarchie, di gestire i feedback e le critiche dei superiori e di superare i momenti di attrito. Per questo motivo le attività scolastiche insistono molto sul team building e sul lavoro di squadra, elementi essenziali per trasformare la forza del singolo in valore collettivo”.
Un percorso efficace richiede tempo e una cornice chiara. La scelta di Aslam non è quella dell’intervento assistenziale rapido, ma di una convivenza prolungata per diversi mesi. In questo scenario l’obiettivo finale del conseguimento di un titolo di studio ufficiale si rivela uno strumento educativo formidabile.
“Il titolo di studio – prosegue Carabelli –  impone dei paletti precisi . Definisce orari da rispettare, scadenze da onorare e regole di comportamento all’interno della comunità scolastica. Si tratta di una dinamica che costringe positivamente lo studente a darsi una struttura metodologica. Questa disciplina formale non è un ostacolo, ma un aiuto concreto: allena i ragazzi alle regole del mercato del lavoro, offrendo loro i binari necessari per muoversi con autonomia e sicurezza nella società”. La formazione offre strumenti formidabili che favoriscono l’integrazione, ma anche i ragazzi, portatori di una loro specifica cultura e tradizione, portano la loro esperienza che è di arricchimento: “L’ultimo giorno di formazione, prima del tirocinio, un gruppo che ha partecipato al percorso di legno arredo si è presentato con i propri migliori abiti tradizionali della festa per testimoniare la propria gratitudine per ciò che avevano ricevuto durante il corso”.

Le imprese sono protagoniste

Una componente fondamentale di questo progetto è la collaborazione con le aziende: “È importante – spiega Carabelli – la partnership che si crea con il tessuto aziendale. In questo modello, le aziende non sono semplici spettatrici o clienti finali, ma diventano partner attivi del processo attraverso le competenze condivise. Le imprese, infatti, partecipano direttamente alla progettazione dei percorsi formativi, allineandoli ai loro reali fabbisogni, sono protagoniste dell’accoglienza e della crescita dei giovani che ospitano in tirocinio o con altre formule contrattuali, valutandoli sul campo e accompagnandoli nei primi passi e spesso scoprono nei giovani un desiderio di implicarsi così alto da spingerle a confermarli stabilmente in organico”.

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