HomeAttualitàTre modi per migliorare il formato della Champions League

Tre modi per migliorare il formato della Champions League

Siamo a metà del secondo anno del nuovo formato della UEFA Champions League, e già abbiamo visto l’impatto significativo del passaggio del 2024 a una fase campionato da 36 squadre, basata sul modello svizzero, qualcosa di mai visto prima in Europa.

Per fare un esempio, nell’ultima giornata della fase campionato di quest’anno il portiere del Benfica, Anatoliy Trubin, ha regalato un momento iconico segnando di testa al 98° minuto contro il Real Madrid, evitando l’eliminazione e portando il club portoghese agli ottavi. Dall’altra parte, però, il formato è diventato così complesso che lo stesso Trubin non aveva capito quanto fosse decisivo il suo gol per il cammino europeo del Benfica.

Il nuovo sistema ha reso il torneo molto più dinamico e difficile da interpretare fino all’ultima giornata. Anche per questo, strumenti informativi come le quote Champions League vengono spesso consultati per avere una panoramica sugli accoppiamenti e sull’andamento della competizione.

Due mini-leghe e un enorme turno playoff

La UEFA ha introdotto diverse versioni della Champions League da quando ha rivoluzionato la vecchia Coppa dei Campioni nei primi anni ’90. Nonostante modifiche e aggiustamenti, la competizione resta il punto più alto del calcio per club, e finora non è stata “rotta”.

Ma è nella fase a eliminazione diretta che nasce la magia. Ed è proprio questo il problema: per quanto si possa modificare la fase iniziale, non raggiungerà mai la tensione e l’adrenalina dei classici scontri andata-ritorno.

L’ottava giornata è stata così avvincente proprio perché sembrava un turno a eliminazione diretta — la vittoria del Benfica per 4-2 sul Real Madrid, con il gol del portiere nei minuti di recupero, ne è stata la prova.

Quindi, come rendere più viva la fase campionato? Tornare all’eliminazione diretta fin dall’inizio è impossibile: troppo rischio economico per i grandi club. Serve comunque una fase a gruppi (o campionato).

Perché allora non dividere la fase in due mini-leghe, un po’ come AFC e NFC nella NFL? Invece di un’unica lega da 36 squadre, si potrebbero creare due gironi da 18. Solo le prime due di ciascun gruppo accederebbero direttamente agli ottavi.

Le altre 24 squadre (12 per girone) andrebbero a un maxi-playoff… con sorteggio libero!

Così si premiano davvero le migliori: chi non arriva tra le prime due può affrontare chiunque, dal Real Madrid al Bodo/Glimt. Tutte le squadre giocherebbero comunque otto partite, quindi senza perdite economiche.

Non sarebbe perfetto: alcune squadre potrebbero qualificarsi con prestazioni mediocri e resterebbero partite poco significative. Ma almeno partite come Arsenal-PSG o Real Madrid-Bayern Monaco a novembre conterebbero davvero. — Mark Ogden

I club scelgono gli avversari

Restiamo realistici: non torneremo né a una sola lega né all’eliminazione diretta pura.

Il formato attuale non è poi così sbagliato. Il problema principale è il sistema delle teste di serie, che oggi ha poco significato.

L’anno scorso il Liverpool ha chiuso primo… e come “premio” ha trovato il PSG (15°), venendo eliminato. Il Real Madrid, arrivato 11°, ha affrontato il Manchester City (22°). Paradossalmente, sarebbe stato meglio classificarsi più in basso per avere un avversario più semplice, come il Celtic.

La classifica basata su punti o differenza reti non riflette davvero il valore delle squadre. Quindi: facciamo sì che il ranking conti davvero. Lasciamo scegliere agli stessi club l’avversario.

Come funzionerebbe? Il Real Madrid, arrivato 9°, sceglierebbe per primo tra tutte le squadre dei playoff. Poi toccherebbe all’Inter (10ª), e così via.

Magari il Real evita una sfida con José Mourinho. Magari l’Inter non vuole giocare al Circolo Polare contro il Bodo/Glimt. In ogni caso, diventerebbe un vero evento televisivo: ogni squadra avrebbe 60 secondi per scegliere.

Questo sistema:

  • darebbe un vantaggio concreto a chi si classifica meglio
  • terrebbe separate le squadre più forti più a lungo
  • aumenterebbe lo spettacolo

Si potrebbe replicare anche agli ottavi: prima scelta all’Arsenal, poi al Bayern Monaco, ecc.

E già che ci siamo, perché non lasciare scegliere anche:

  • chi gioca in casa al ritorno
  • il giorno della partita (martedì o mercoledì)

Questi sarebbero vantaggi reali, guadagnati sul campo, e renderebbero ogni partita della fase campionato più importante. — Gabriele Marcotti

Il formato è già buono… ma rendiamo il seeding più chiaro

Onestamente, il cambiamento più importante è mentale.

Una fase campionato da otto partite riduce la tensione immediata, ma ha creato alcune delle storie più interessanti della stagione. Squadre come Benfica e Bodo/Glimt hanno potuto recuperare dopo un inizio difficile e guadagnarsi la qualificazione.

Trattare questa fase come una vera “mini-stagione”, con evoluzioni e colpi di scena, rende il formato molto più divertente.

Se proprio vogliamo cambiare qualcosa, però, ecco due idee.

  1. Più scontri tra squadre dello stesso paese
    Le nazioni con quattro o più squadre dovrebbero avere almeno una partita interna. Se la Premier League domina economicamente, il fatto che le sue squadre non si affrontino le favorisce ancora di più.

Partite come Chelsea-Arsenal o Manchester City-Tottenham renderebbero la competizione più equilibrata. E qualche Clasico o Der Klassiker in più a novembre non dispiacerebbe a nessuno.

  1. Seeding completamente rigido
    Invece di eliminare il seeding, rendiamolo totale.

C’è una grande differenza tra affrontare squadre con ranking molto diversi, anche se vicine in classifica. Il sorteggio aggiunge troppa casualità.

Meglio un sistema deterministico:

  • la 1ª affronta la vincente tra 16ª e 17ª
  • la 2ª contro 15ª/18ª
  • e così via

La classifica deve determinare tutto.

In fondo, non serve rivoluzionare troppo: abbiamo una mini-stagione ricca di colpi di scena, giornate finali spettacolari e una fase a eliminazione diretta intensa.

L’espansione è stata guidata soprattutto dal denaro, ma — come spesso accade nel calcio — ha finito per rendere lo spettacolo ancora più interessante. — Bill Connelly

 

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