Il ruggito di una tigre ti assale appena varchi la soglia dell’Orangerie della Villa Reale. È qui che pare di essere entrati nel cuore della giungla: si tratta di un viaggio di immersione totale nel mondo di Sandokan, fra antiche velieri, scimitarre, spade, rulli di tamburi, storie di pirati.
Da oggi sino al 28 giugno la Reggia di Monza si trasforma in un’ammiccante Mompracem con la mostra Sandokan. La tigre ruggisce ancora, un viaggio spettacolare nel mondo nato dalla fantasia di Emilio Salgari, lo scrittore che, senza mai aver visto l’Asia, seppe raccontarla con una forza narrativa capace di attraversare generazioni.

Organizzata dalla società Vertigo Syndrome e curata dagli studiosi Francesco Aquilanti e Loretta Paderni la mostra costruisce un racconto che unisce letteratura, storia, cinema, fumetto e immaginario popolare. “Il problema delle mostre – spiega Chiara Spinnato di Vertigo – è che di solito sono noiose, perché gli organizzatori, degli specialisti, si rivolgono solo ad esperti d’arte. Noi pensiamo invece che la cultura debba destare curiosità. Le nostre mostre sono concepite come dei festival. Cerchiamo di coinvolgere anche i bambini con una sala a loro dedicata, vari incontri, una caccia al tesoro”.

La mostra ospitata nell’Orangerie della Villa Reale ha il patrocinio del Ministero della Cultura e del Comune di Monza e di istituzioni e privati che hanno aderito al progetto, mettendo a disposizione oggetti, documenti, cimeli e competenze culturali. Tra questi il Museo della Civiltà di Roma, la Fondazione Tancredi di Barolo, gli eredi Matania/Della Valle, la Cong Sa-Hugo Pratt properties, l’Archivio Sarti, il Museo Stibbert di Firenze, la Rai, la Cineteca Nazionale e l’Istituto Luce.

Per la prima volta in assoluto vengono esposti reperti che il pubblico non ha mai potuto ammirare come la collezione etnografica originale dei Dayak, donata direttamente al Re d’Italia Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente diretto del leggendario, ma realmente esistito Raja Binaco James Brooke, l’antagonista letterario di Sandokan. Sono gli oggetti reali che accesero l’immaginazione di Emilio Salgari, rimasi nascosti per oltre un secolo e tornati oggi alla luce con questa mostra.
I costumi di Sandokan
Non mancano, nell’esposizione, i costumi originali della serie TV degli anni Settanta, gli oggetti e le armi di scena provenienti dalla più importante attrezzeria cine-teatrale, le autentiche lance del popolo Dayak, insieme agli scudi tribali e ai trofei originali di queste popolazioni.
Il momento scelto per proporre questa mostra non poteva essere più azzeccato. Mentre la nuova serie televisiva ha riportato Sandokan nelle case degli italiani, con Can Yaman nei panni della Tigre della Malesia, l’esposizione monzese riannoda il filo di una passione che dura da quel 16 ottobre 1883, quando uscì il romanzo La Tigre della Malesia. Da allora il pirata gentiluomo ha attraversato l’immaginario collettivo e acceso la fantasia di migliaia di giovani lettori.
Ora quel ruggito ritorna sul filo dell’operazione nostalgia, ma anche con l’idea di farlo conoscere ai nostri giovani. Lo ha ricordato anche il sindaco di Monza, Paolo Pilotto, raccontando di come, da ragazzo, aspettava il sabato pomeriggio per recarsi con i genitori in una libreria del centro per acquistare un libro di Salgari, il suo autore preferito.
La mostra è aperta da martedì al venerdì dalle 10 alle 19, e il sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 20. Il costo è 16,50 euro intero, 14 ridotto e 6 euro per bambini dai 7 ai 12 anni.
I visitatori insoddisfatti dell’esposizione potranno richiedere il rimborso integrale del biglietto.
È disponibile anche il catalogo edito Moebius Books.
Angelo De Lorenzi




