Nella notte del 22 settembre in meno di 8 ore a Meda sono piovuti più di 200 millimetri di acqua. Questo ha fatto sì che il Tarò- Certesa, con i suoi affluenti, si ingrossasse a tal punto da rompere gli argini, invadendo con le sue acque negozi, aziende e case della città mettendo in ginocchio gli abitanti sia del centro che di tutto l’asse bagnato dal torrente.
Nei giorni scorsi gli escavatori di Aipo sono tornati al lavoro per ricostruire gli argini crollati a causa della piena del 22 settembre, anche se permangono le preoccupazione della popolazione di fronte a fenomeni imprevisti. A poco più di un mese dall’evento facciamo il punto della situazione con Luca Santambrogio, Sindaco della cittadina brianzola, nonché Presidente della Provincia di Monza e della Brianza.
“Diciamo che permane comunque l’emergenza perché, come ho riferito in Consiglio Comunale, finché non riesce a rientrare in casa l’ultimo cittadino che ha dovuto lasciare la propria abitazione perché è stato colpito dall’alluvione, l’emergenza per me non è finita. Alcuni abitanti di Meda – non sono tanti – hanno dovuto lasciare le proprie case e sono ospiti di parenti o amici.
L’altra emergenza, oltre a quella abitativa, riguarda i rifiuti. L’alluvione ha generato circa 5 mila tonnellate di rifiuti che sono stati stipati nella piazza del mercato, il luogo più grande a disposizione in quanto era impossibile stoccarli all’interno della discarica. Da lunedì 20 ottobre è iniziata la loro asportazione massiva grazie a un accordo con una società partecipata del Comune (Brianza Energia Ambiente, spa n.d.r. ). L’attività sta portando risultati significativi e ora speriamo che necessiti meno tempo rispetto a quello previsto: si pensava due mesi, in realtà dovremmo completare l’attività entro un mese, un mese e mezzo. Libereremo la piazza e potremo ripristinare il mercato che è stato spostato in un’altra zona della città.
Qual è il bilancio dei danni?
Nel complesso 50 milioni di euro, di cui 47 e mezzo riguardano i privati, il resto il Comune, tra spese sostenute e danni veri e propri. Abbiamo subito deliberato la richiesta dello stato di emergenza ed è stata avviata tutta la procedura. Regione Lombardia ha compiuto i suoi passaggi portando la documentazione di tutti i Comuni che hanno sofferto i danni causati dall’alluvione. In uno dei prossimi Consigli dei ministri dovrebbe essere deliberata la dichiarazione dello stato di emergenza che attiva per i Comuni i fondi della Protezione Civile, a copertura di parte di queste spese. Lo stato di emergenza è la condicio sine qua non per poi consentire al Governo, se lo riterrà necessario, di promulgare un DPCM o un decreto legge, come quello dell’Emilia-Romagna del 2023, che prevede ristori per la popolazione colpita.
Che cosa ci può dire rispetto alla prevenzione?
Premesso che l’alluvione che ha colpito i nostri territori è stato un evento straordinario, come attestano gli esperti, dobbiamo comunque attivarci. Nel 2023 Regione Lombardia ha stanziato i fondi per la realizzazione di due vasche di laminazione a nord del nostro territorio, ma il progetto non ci soddisfa perché dà come termine dei lavori il 2028, troppo in là con i temi, vista l’imprevedibilità dei fenomeni atmosferici e la possibilità che accada un episodio simile all’alluvione de 22 settembre. In Consiglio Comunale abbiamo perciò votato una mozione in Consiglio comunale con la quale chiediamo un commissario ad acta o comunque un’accelerazione dei tempi . La gente oggi, quando solo accenna a piovere, non si sente più tranquilla. Dobbiamo dare delle risposte.
Intervista raccolta da Angelo De Lorenzi





