Riccardo Bonacina aveva lavorato a Il Sabato, in Fininvest e in Rai. Il 27 ottobre 1994 fonda un giornale semiclandestino, si chiama Vita, per dare voce alle tanti voci del terzo settore, all’impegno civile, alla solidarietà. Un giornale ribelle e semiclandestino, almeno all’inizio. Getta le sue vele al vento e procede. Un giornale nato dall’idee che “nella dieta mediatica di allora i temi del sociale e dell’impegno civile erano considerati ancillari: buone azioni di buona gente, ma che in fondo contavano poco”, come ricorda oggi il giornale nella sua versione on line. Non era così. 30 anni di storia raccontano che l’intuizione era giusta e che un giornale del genere proprio ci voleva. Bonacina fonda infatti la società editoriale che pubblica il giornale e lo dirige fino al 2001, quando passerà il timone a Giuseppe Frangi, facendone il punto di riferimento giornalistico di un vasto universo che proprio dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso inizia un percorso di crescita e maturazione, emancipandosi dalla narrazione che lo relegava all’ambito un po’ marginale della bontà e delle buone azioni.
Riccardo lascia Nicoletta e i figli Paolo, Lucia, Maria e Francesca.
I funerali si terranno venerdì 13 alle ore 11 nella basilica di Sant’Eustorgio (piazza Sant’Eustorgio 1) a Milano.
Angelo De Lorenzi
Milano, la scomparsa di Riccardo Bonacina maestro di giornalismo sociale
È mancato questa mattina il fondatore di Vita, il settimanale dedicato ai temi del sociale e dell’impegno civile: “un maestro di giornalismo, un visionario, un innovatore”, come ricordano gli amici e i colleghi





