Lun. 05 Dic. 2022
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Paderno Dugnano, per educare ci vuole un intero villaggio

Una settantina di insegnanti delle scuole paritarie insieme a insegnanti ed educatori di altre scuole statali di Paderno Dugnano si sono ritrovati per andare in profondità della loro esperienza educativa all’inizio di questo nuovo anno scolastico

“Per educare ci vuole un intero villaggio”. Una delle condizioni prime è che gli abitanti del villaggio debbano conoscersi.

Ecco il motivo dell’incontro – spiega a nome degli organizzatori don Mauro Barlassina relatore dell’incontro – non siamo da soli dentro la nostra realtà, dentro Il nostro territorio. Il desiderio è quello di fare rete. Su questo si fa però ancora un po di fatica. Il desiderio è quello di costruire una rete che aiuti nel quotidiano e che non diventi una sovrastruttura”

Ci sono delle realtà educative che vanno sotto la sigla “Insieme per educare ed Educarci” che a Paderno Dugnano si ritrovano regolarmente da qualche tempo per aiutarsi a condividere questo bisogno di accompagnarsi vicendevolmente in questo compito educativo, proponendo eventi ed iniziative.

“Insieme per educare ed educarci” è un gruppo costituito da rappresentanti delle scuole paritarie (Scuola don Bosco, Scuola Materna Cappellini, scuola Materna Immacolata), dal Centro culturale Il Portico di Salomone e dall’associazione familiare Il pozzo di Sicar.

I lavori sono iniziati nel primo pomeriggio di giovedì scorso, preceduti da un buffet offerto dalla Scuola Don Bosco al parco di Villa Rotondi e non sono stati interrotti nonostante l’improvviso temporale.

Focus su una serie di temi che avevano l’obiettivo di essere ripresi all’interno delle singole realtà educative così da poter rilanciare un’attenzione sui contenuti anche ai genitori.

Una comunità di uomini e donne che educa è fatta da gente che ha passione per l’umano, per la persona. Da non dare per scontato dopo due anni di pandemia e dopo il periodo della dad.

Si è evidenziato come gli strumenti utilizzati hanno avuto una potenzialità straordinaria ma non sono stati sufficienti a sostituire la relazione tra l’adulto e i ragazzi. Neppure la relazione tra adulti, perché tutti coloro che hanno un compito educativo hanno la necessità di relazionarsi. Mettere al centro la relazione umana permette di assumere tutte le fatiche del caso e di mettere in primo piano la passione educativa.

Offrirsi come punto di riferimento. Si sono ripresi alcuni contenuti del libro “La scelta di Enea” – Per una fenomenologia del presente – di Luigi Epicoco. L’autore afferma che “la nostra società ha bisogno di imparare una verità che sembra sfuggire alle nostre riflessioni: Per poterci salvare abbiamo bisogno di salvare l’altro”. Enea ha un’unica possibilità di salvarsi ed è quella di salvare il figlio Ascanio.

Accettarci come adulti anche nella nostra possibilità di fallire. Nella relazione educativa, abbiamo tante situazioni nelle quali si può fallire come persona, ma il fallimento soprattutto nell’esperienza del cristiano è il passaggio per rialzarsi e ricominciare, come ricordava molto sapientemente il Card. Martini nella lettera ad un educatore che si sente fallito. La vera crisi educativa non è il fallimento, la vera crisi del rapporto educativo è dire “non ce la faccio più”.

La specificità di educare a partire dall’esperienza cristiana. Partendo da uno stralcio del libro “Il Rischio educativo” di don Luigi Giussani (nel centenario della sua nascita), si è approfondito come attraverso l’educazione dei giovani ed attraverso di loro si costruisce il futuro. “Scopo essenziale di ogni impegno educativo è far emergere l’umanità del singolo e innanzitutto quel cuore di cui parla la Bibbia inteso dall’autore come complesso di evidenze ed esigenze originali di cui ogni individuo è dotato”.

“Nella nostra relazione educativa dobbiamo interfacciarci con la concretezza di un cuore che vive e che magari ha alle spalle situazioni difficili, complesse ma che diventa un’opportunità straordinaria per ciascuno di noi” – dice ancora don Mauro Barlassina riprendendo brani dal Rischio Educativo – E’ questa la sfida. Sarebbe più facile prendere un prodotto e somministrarlo, ma c’è un progetto dietro una prospettiva educativa, c’è un progetto dietro una relazione con una classe, c’è una serie di obiettivi che si vogliono raggiungere, ci sono delle modalità educative diverse le une dalle altre”.

Questa è l’esperienza cristiana. Perché non è semplicemente trasmettere una serie di concetti, ma aiutare l’altro che hai davanti a scorgere la scintilla che c’è dentro il cuore di ogni ragazzo.

Allora qual è lo stile con cui educare? Possiamo essere:

“educatori guerrieri”: quello che dico io è tutto giusto, quello che dite voi è tutta una grande serie di stupidaggini. Gli educatori che pensano di essere i salvatori del mondo.

“educatore seminatore”: quello che non risparmia il seme gettato nella relazione educativa, perché non fa distinzioni. A tutti si rivolge con gratuità, con generosità, con volontà di coinvolgere. Il seminatore è quindi quello che offre tempo, fiducia, ascolto, non si aspetta risultati, accoglie i genitori.

L’educatore seminatore però può diventare “Esploratore”, perché sa scorgere il buono che c’è in ciascun ragazzo, in ciascun collega dentro il territorio dentro il quale si vive.

E’ L’educatore esploratore che fa crescere il villaggio che mette in rete perché valorizza i contributi degli uni e degli altri, la positività che c’è dentro ciascuno.

I ragazzi oggi hanno bisogno di seguire adulti che hanno fiducia, come noi abbiamo bisogno di seguire altri adulti che hanno fiducia in noi.

Diverse le testimonianze e gli interventi successivi all’esposizione da parte degli insegnanti.

Il mettersi insieme all’inizio di questo anno scolastico ci può permettere di crescere e creare opportunità per tutti – dice Gianluigi Valerin del centro culturale Il Portico di Salomone – un germoglio importante per la nostra città.

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