Ven. 03 Dic. 2021
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Bresso, disabilità: alla Zambon il convegno del progetto DAMA

Presente l'assessore regionale alla Disabilità Alessandra Locatelli e il sindaco di Bresso, Simone Cairo, in rappresentanza dei sindaci del nord Milano

Alla presenza dell’assessore regionale alla Disabilità Alessandra Locatelli e del sindaco di Bresso, Simone Cairo, in rappresentanza dei sindaci del nord Milano si è svolto  il convegno del progetto DAMA, la regia che permette di adattare la risposta medica alle esigenze peculiari delle persone disabili. “Parlare di accoglienza nelle nostre strutture sanitarie – ha dichiarato l’assessore regionale – è fondamentale: mettere al centro la persona, pensare al loro futuro comprende anche seguire la loro salute.”

“Purtroppo – hanno aggiunto il presidente e la vice presidente di Anffas nordmilano, Francesco Cacopardi e Nicoletta Ravasi – ci troviamo ancora a dover battere i pugni sul tavolo delle istituzioni”. È notizia di pochi giorni fa quella di una classe a Cinisello dove i genitori hanno ottenuto di ripristinare le mascherine ordinarie al posto di quelle trasparenti che avevano incluso un bambino di 9 anni sordo, che finalmente poteva capire leggendo il labiale.

Simone Cairo, sindaco di Bresso, ospite di casa nel prestigioso museo della Zambon, ha sottolineato come “proprio in questa sede, arriveranno altri 1000 ricercatori così da offrire al mondo sanitario e farmaceutico il pieno sostegno ai progetti di questo tipo”. Ghelma e Perazzoli, responsabili rispettivamente dell’ospedale San Paolo e di quello di Varese, hanno spiegato nei dettagli la rivoluzione introdotta dal DAMA, acronimo di disabled advanced medical assistance: “Il progetto ha imposto un cambiamento rendendo le inevitabili rigidità in un sistema flessibile, mettendoci la testa – ha detto Ghelma -. Noi che conosciamo al meglio l’ospedale, attraverso l’ambulatorio DAMA, orientiamo l’intero sistema al bisogno del paziente”.

La conoscenza diretta delle persone rende quindi possibile il raggiungimento degli obiettivi attesi: “Perché il paziente più in difficoltà, diremmo più “strano”, ci consente le soluzioni più bizzarre e utili”, hanno aggiunto Perazzoli e Massironi, referente del progetto all’ospedale di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo.

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