Mar. 16 Apr. 2024
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Vigorelli, il velodromo più bello del mondo

ULTIMO CHILOMETRO. SPECIALE GIRO 2021

Milano accoglierà l’ultima tappa del Giro. E a Milano c’è il tempio per eccellenza del ciclismo. Si chiama Vigorelli ed è un anello, un ovale, una pista. Un teatro di leggendarie sfide a pedali e non solo. Il Vigorelli è stato – ed è – un Velodromo, ma ha anche ospitato match pugilistici, partite di football americano, persino competizioni fra cani. Sulla pista del Vigorelli si sono concluse 22 tappe del Giro d’Italia, la prima nel 1937, mentre l’ultima nel 1985. (Nella foto di apertura: il Giro approda al Vigorelli nel 1974. La vittoria va a Eddy Merckx).

Il Vigorelli è un mito, come la Scala, Cinecittà. Si trova nell’antico quartiere meneghino dei cipollai, nella zona della vecchia Fiera Campionaria e ora nuovi grattacieli spuntano all’orizzonte del velodromo a disegnare le ambizioni e i profili più avveniristici della città.

L’impianto prende il nome da Giuseppe Vigorelli, milanese, classe 1875. Fu corridore, industriale e assessore milanese. Il velodromo di via Arona fu voluto da lui, progettato dall’architetto ed ex ciclista Clemens Schuermann, realizzato per conto del Comune di Milano e sponsorizzato dalla Gazzetta dello Sport. La realizzazione a opera della Carpenteria Bonfiglio. (Sopra, il quartetto che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma  del 1960 nell’inseguimento a squadre: Luigi Arienti, Mario Vallotto, Franco Testa e Marino Vigna).

La Scala del ciclismo

Milano amava il ciclismo, le due ruote, le sfide in città, anche anni prima. Si correva all’Arena e in altri velodromi cittadini. La bici era simbolo di velocità e movimento, persino azzardo e voglia di rischiare. L’impianto sorse a breve distanza dal luogo in cui c’era storico velodromo del Sempione.

Alberto Masi nel suo atelier al Vigorelli

Il milanesissimo Vigorelli, in realtà, nasce a Roma: nel gennaio del 1934 il Comune di Milano deliberò di provvedere all’acquisto dal C.O.N.I della pista ciclistica in legno per il nuovo velodromo che sarebbe sorto in via Arona. La struttura originaria era quindi la pista in legno allestita all’interno dello Stadio Nazionale di Roma (l’attuale Flaminio) in occasione dei Campionati del Mondo di ciclismo tenutisi nel settembre del 1932. Finita la competizione la pista venne smontata per pezzo e destinata e destinata al velodromo milanese in costruzione. La pista – una volta rimontata a Milano – risultò lunga 397 metri e 70 centimetri, larga 7 metri e mezzo, una pendenza massima in curva di 42,5°. Il materiale era costituito da listelli legno una sorta di “parquet” per le bici. Inizialmente erano listarelle di abete rosso degli Urali, successivamente rifatto con quelle di abete delle Alpi.

Le imprese di Antonio Maspes

La speciale inclinazione nelle curve offriva il destro a esibizioni spettacolari. Il Vigo ebbe in Antonio Maspes, sette volte campione del mondo, il suo interprete più illustre. Qui Fausto Coppi, appena ventenne, battè il record dell’ora, le elissi del Vigo ospitarono le infinite sfide fra i pistard. Come non ricordare, per esempio, il derby fra Sergio Bianchetto e Vanni Pettenella nella semifinale Mondiali dilettanti nel 1962: 19 minuti di surplace nella prima prova e 26 nella seconda.

Anche il pugilato e i Beatles

Il Vigorelli sono stati anche i combattimenti di Duilio Loi, gli allenamenti di Sugar Ray Robinson, le riprese di Luchino Visconti per il capolavoro neoralistico di “Rocco e i suoi fratelli”. Poi, ancora, la prima volta dei Beatles in Italia.

Dopo anni da protagonista – l’ultima impresa fu il record dell’ora di Moser nel 1986 – l’impianto venne dimenticato. Continuava a vivere nei ricordi che a volte sono intrisi di nostalgia: “Il Vigorelli era come un transatlantico, elegante, di un rosso fulvo”. Così lo descriveva il giornalista Mario Fossati che aggiungeva: “Vi passavo al mattino, poi anche alla sera prima di tornare a casa. Ogni colonna era un confessionale dove si poteva pregare in lingue diverse”.

Con il passare del tempo, per fortuna, la città ha ripreso coscienza del suo tesoro e grazie anche all’impegno di un gruppo di appassionati volontari si è iniziato a fare pressing sulle istituzioni per far tornare a far risplendere il “vecchio” Vigo. Il gruppo riunitosi sotto l’egida del Comitato Velodromo Vigorelli si è adoperato affinché l’impianto torni a essere utilizzato per allenamenti e gare. Si è tornato così a pedalare, i ragazzi ad allenarsi, gli atleti tesserati possono riassaporare il gusto della velocità.

 

Biblioteca del ciclismo

In Vigorelli e altre storie (Youcanprint).

 

 

 

 

 

 

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