AMF - FARMACIE COMUNALI 1 MCDONALD\'S
MCDONALD\'S
NMA feb2018 sharebot_monza
sharebot_monza
PROFESSIONE CASA Cinifabrique ANFFAS SALA ASSICURAZIONI

Nordmilano24

News

 Breaking News

Cinisello Balsamo, il divieto di partecipare alle messe fa (molto) discutere

Cinisello Balsamo, il divieto di partecipare alle messe fa (molto) discutere
aprile 28
15:42 2020

CINISELLO BALSAMO –E ora? “Aspetto le disposizioni”, Così risponde don Alberto Capra, parroco di S. Ambrogio, nonché decano dei sacerdoti di Cinisello.  Disposizioni da parte di chi? chiediamo. “Dal Governo e, di rimbalzo, dalla diocesi”. C’è un clima beckettiano di attesa nella comunità dei credenti, appesi all’ennesima conferenza stampa della sera. Quando sarà possibile tornare a partecipare alla Santa Messa? 

In effetti, non è ancora molto chiaro. Il sito della diocesi di Milano oggi non riporta notizia sulla questione.

Sull’esclusione delle Messe dalla cosiddetta “fase 2” di riapertura del Paese dopo l’interminabile lockdown per l’emergenza coronavirus – lo ricordiamo- , si sta consumando un sorprendente scontro frontale fra il governo Conte e la Cei, la Conferenza dei Vescovi italiani. Sorprendente perché per tutta la prima parte di “quarantena nazionale”, vescovi e sacerdoti italiani invece hanno sempre mantenuto un atteggiamento di massima collaborazione con le autorità civili. Certo, non sono mancati i dissapori e le rimostranze di alcuni, ma vissuti, tutto sommato, con una certa discrezione.

Dopo il duro comunicato del 26 aprile con cui la Cei ha voluto far sapere a Giuseppe Conte e al suo Comitato tecnico-scientifico che «la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale», il premier ha promesso al più presto «un protocollo per consentire ai fedeli di partecipare a cerimonie religiose in massima sicurezza». O meglio, «un percorso» da definire con la Cei. Anche se in realtà una fitta trattativa per la riapertura al popolo delle Messe («interlocuzione» la chiamano i vescovi nella nota) c’era già stata nelle settimane scorse tra i rappresentanti della Chiesa e l’esecutivo.
Poi, domenica sera, la delusione, comunicata in diretta tv da Conte. Anche per questo probabilmente la Cei ha deciso di farsi sentire. ( A destra, il santuario di S. Eusebio).

Oggi, concretamente, un cristiano praticante non sa bene che pesci pigliare. Si potrà uscire per partecipare alle Messe? E il catechismo? L’impegnativo educativo in oratorio? Per non parlare delle varie e concatenate attività in cui solitamente è impegnato un credente (il lavoro nelle scuole paritarie, le caritative, eccetera). Non c’è solo l’aspetto che riguarda la partecipazione alla Messa. Peraltro, nel suo comunicato la Cei ricorda   che “I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”. In altre parole, per un cristiano non c’è carità e servizio verso i fratelli che non abbia come punto sorgivo la partecipazione all’Eucarestia.

Abbiamo quindi iniziato a raccogliere sul nostro territorio qualche riflessione sull’argomento. E vorremmo che fosse solo l’inizio, disponibili a sentire e pubblicare nei prossimi giorni altri contributi su un tema che non riguarda solo l’aspetto devozionale, pur significativo, della persona, ma temi più ampi, come le libertà e allo stesso tempo il rispetto delle regole. Ecco alcune reazioni.

“Conte ci ha deluso”

Massimo Buffa, Azione Cattolica, fa parte del Consiglio pastorale del decanato. “Sentendo anche altre persone con le quali sono in contatto, da una parte ci ha colpito la durezza della presa di posizione della Cei, dall’altra siamo però rimasti anche molto delusi dal comportamento del premier Conte. Il tema è stato liquido al pari di altre attività, credo abbia sottovalutato l’argomento. Poi l’Italia non ha vissuto la stessa emergenza, si potevano fare delle distinzioni per Regioni”. “La Chiesa è utile quando serve, offre servizi, assistenza, ma poi viene tranquillamente relegata, se ne fa a meno”.

Prendendo delle cautele, insomma, era possibile celebrare, per esempio, all’aperto evitando l’assembramento e il contatto fra le persone. Buffa lamenta anche un’altra cosa, all’interno della comunità ecclesiale: “Lodevole l’impegno dei nostri sacerdoti che hanno cercato di sopperire alla situazione con le celebrazioni a distanza, ma occorreva anche un maggiore coinvolgimento dei laici per cercare di affrontare la situazione, ed è ancora più importante ora che siamo chiamati ad affrontare la ripresa delle attività nelle nostre comunità. Come gestiremo la Fase 2 della Chiesa?”. La domanda non è peregrina.

“Al Governo non interessano molto le celebrazioni, si potevano trovare delle soluzioni almeno per le messe feriali”

Domenico Salerno, ricercatore universitario, padre di famiglia, aderisce al movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione: “Da quel che capisco, in assenza del vaccino, non esiste il modo di fermare completamente il virus. Bisogna cercare di farlo circolare lentamente per non far esplodere il sistema sanitario. Questo è il senso delle misure di restrizione. Evidentemente bisogna fare delle scelte tra i vari freni che si possono mettere al virus e queste scelte rispecchiano che cosa si giudica più o meno importante. Mi pare evidente che al nostro Governo non interessino molto le celebrazioni, si potevano trovare delle soluzioni almeno per le messe feriali”.

“Ma la vera domanda per me – prosegue Salerno – è quanto interessa a me partecipare all’Eucarestia, quanto la mia vita ha come centro affettivo Lui. Su questo io mi sento piccolo piccolo, in questo senso il paragone con i tanti martiri che hanno perso la vita per celebrare o difendere l’eucarestia lo capisco eccome. Anche la posizione della disobbedienza, che per il mio temperamento tanto mi confà, può essere determinata più dalla voglia di ribellione a una certa aria pesante che all’amore a Lui. Per questo io prego il Signore che dilati il mio cuore, che la mia affezione cresca, si purifichi e non sia offuscata da altri affetti secondi”.
“Per quanto riguarda la questione civile – aggiunge Salerno -, io propongo di essere leali soldati del papa e dei vescovi, unico modo di essere certi di operare per il suo regno e non per la nostra visione, per quanto alta ed ideale sia. Certo nel termine ‘leale’ ci sta anche la possibilità di porre i nostri giudizi, nei modi che secondo il nostro ruolo siano adeguati”.

Il provvedimento del premier che ha escluso le Messe dalla cosiddetta “fase 2” contempla non solo il comportamento soggettivo dei singoli credenti e della comunità, ma riguarda il vivere civile nella sua accezione più ampia, comprendendo il significato delle libertà del nostro Paese, anche alla luce di una legge fondamentale: la Costituzione che, all’articolo 7, ricorda quanto segue: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Ecco, quindi, i pareri espressi da alcuni politici del nostro territorio.

“Massima autonomia alle diocesi”

Pasquale Napoli, di Italia Viva: “I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto” questa è una delle frasi più significative contenute nel comunicato stampa n.34/2020 intitolato Il disaccordo dei Vescovi.
Sono pienamente d’accordo con questa affermazione. La Storia, nei secoli, dimostra che la Chiesa sia in grado di organizzarsi per la ripresa delle celebrazioni in sicurezza. Italia Viva non condivide questo rinvio e propone che sia lasciata la massima autonomia alle diocesi per consentire ai fedeli di pregare nei luoghi preposti”.

“Dare una data precisa ai fedeli per la riapertura”

Andrea Catania, capogruppo del Pd cittadino: “Il Governo si sta muovendo su una linea di prudenza perché il rischio di una ripresa dei contagi è sempre dietro l’angolo, seguendo il principio suggerito dal comitato tecnico-scientifico di riaprire gradualmente prima le attività meno a rischio e solo dopo quelle che favoriscono maggiori assembramenti.

Non credo quindi ci fossero le condizioni per consentire le funzioni religiose subito dal 4 maggio, a maggior ragione in Lombardia. Il punto però è dare almeno una data il più possibile precisa ai fedeli, come è stato fatto per altre attività per le quali è stata indicata una riapertura successiva, e non lasciare questa decisione nell’ombra.

E’ quindi essenziale che il Governo lavori in fretta per individuare le regole e consentire lo svolgimento delle messe garantendo il distanziamento e capendo anche il tipo di impegno che verrà chiesto ai parroci e come andranno organizzati gli spazi delle chiese”.

(Continua)

Tags
Share

Autore

Angelo De Lorenzi

Angelo De Lorenzi

Articoli Correlati

COMMENTI

0 Commenti

Non ci sono ancora commenti!

Non ci sono ancora commenti, vuoi aggiungerne uno?

Scrivi commento

Scrivi Commento

La tua E-mail non verrà pubblicata.
*Campi obbligatori *

Newsletter

Leggi l'informativa privacy

SEGUI NORDMILANO24

  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • YouTube