Gio. 18 Ago. 2022
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Legambiente: “I lombardi respirano aria insalubre e fuorilegge un giorno su due”

[textmarker color=”E63631″]NORDMILANO[/textmarker] – Legambiente ha presentato nei giorni scorsi il rapporto “Captor” 2018, relativo all’inquinamento nelle città lombarde. Secondo quanto denunciato dal Legambiente, l’inquinamento estivo è in crescita.

Il numero fatidico è 35 – denuncia Legambiente -. Si tratta della quantità di giorni in cui la fin troppo generosa normativa tollera una concentrazione di polveri sottili sopra la soglia dei 50 microgrammi/mc. Soglia che a Milano è stata superata ben tre volte dall’inizio di ottobre, nonostante i riscaldamenti domestici siano ancora spenti. Ennesima dimostrazione di come la responsabilità maggiore delle emissioni urbane sia da ricercare nei troppi veicoli a motore, soprattutto diesel, che invadono ogni spazio a tutte le ore del giorno“.

L’accensione dei riscaldamenti e il meteo sono due variabili che a Milano non sono ancora entrati in gioco. Nel capoluogo lombardo e hinterland è dunque iniziato il conto dei giorni “fuori legge”, dove la pioggia potrebbe essere un valido aiutante per abbassare la soglia prevista dalla normativa. A fine 2017, a Milano furono 92 i giorni con polveri oltre 50 microg/mc.

Dobbiamo quindi sperare – proseguono da Legambiente – che le misure di limitazione dei diesel più inquinanti e la low emission zone (zona B) introdotta a Milano sortiscano effetti significativi di riduzione dell’inquinamento. Anche perché quest’anno i polmoni dei lombardi escono da un’estate particolarmente difficile: fino a tutto il mese di settembre infatti l’aria di Lombardia ha convissuto con il più micidiale degli inquinanti estivi, l’ozono. Iniziata in sordina, la stagione estiva è stata particolarmente prolungata e assolata, mantenendo livelli elevati di questo inquinante per gran parte dei mesi di agosto e settembre. I dati, elaborati da Legambiente a partire da quelli misurati dalle centraline ARPA dei capoluoghi, e confrontati con i dati degli anni precedenti, sono raccolti nel dossier da oggi sul sito www.lombardia.legambiente.it”.

Il dossier di Legambeinte ha provato a calcolare quanti siano i giorni complessivi in cui, per una causa o per l’altra, l’aria è risultata insalubre, e lo ha fatto a partire dai dati delle centraline ARPA nei capoluoghi di provincia. Anche per l’ozono, come per le polveri, esiste infatti un valore di media mobile diurna che non deve essere superato, e una tolleranza massima, e tassativa, di 25 giorni di superamento. Nell’estate 2018 questo limite è stato superato in tutti i capoluoghi lombardi, con valori molto alti nelle città pedemontane, da Varese a Brescia passando per Lecco, Monza e Bergamo. Se si valutano insieme i dati di superamenti dell’ozono con quelli di superamento per le polveri sottili (la stima è stata fatta con i dati del 2017), il risultato è preoccupante: nell’arco dell’intero anno, i lombardi respirano aria insalubre e fuorilegge 1 giorno su 2. “Di fronte a questi dati – spiega Barbara Meggetto, presidente lombarda di Legambiente – è chiaro che per la Lombardia, e in generale le regioni del bacino padano, le misure di limitazione delle emissioni inquinanti, a partire da quelle dovute ai diesel, devono diventare una assoluta priorità, e non più per i soli mesi invernali. Si tende a considerare l’inquinamento estivo da ozono un problema minore rispetto a quello dello smog invernale, ma è  sbagliato sia per gli impatti sulla salute, che sono amplificati dal maggior tempo passato all’aria aperta rispetto alle stagioni fredde, sia perché i due inquinamenti condividono la stessa origine: i micidiali NOx, le cui principali fonti emissive sono i motori dei veicoli, soprattutto quelli diesel”.

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