Mer. 06 Lug. 2022
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Moschea Sesto, presunti fondi dal Qatar: Lamiranda porta gli atti in Procura

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Vi abbiamo già raccontato delle accuse sollevate contro il centro islamico di Sesto San Giovanni: da più parti hanno puntato il dito contro la costruzione della moschea cittadina che sarebbe finanziata dal Qatar.

Antonio Lamiranda, avvocato e capogruppo di Fratelli d’Italia, nonché candidato alle prossime elezioni amministrative, ha portato i documenti in Procura per “informare dei fatti”. “Ho quindi depositato la memoria integrativa nell’indagine già in corso di carattere urbanistico”, ha detto Lamiranda, dicendo che ci sarebbe “ipotesi di reato nel caso in cui si accertasse che ci sono finanziamenti illeciti che sostengono anche il terrorismo internazionale”.

Sempre a proposito della moschea sestese, il candidato di centrodestra Roberto Di Stefano ora solleva nuovi dubbi sul direttore del centro culturale islamico locale, Abdullah Tchina. Secondo Di Stefano da imam della moschea di Cascina Gobba a Milano, Tchina invitò in Italia Tareq Al Suwaidan. “E’ un noto predicatore d’odio”, accusa Di Stefano. Aggiungendo: “E’ chiaro che la Chittò difende e sostiene chi appoggia e sostiene i predicatori d’odio e gli integralismi islamici antisemiti”.

“Per noi il diritto di culto è un valore fondamentale sancito dalla Costituzione, ed è su questo principio inalienabile che si basa il nostro appoggio al sindaco Monica Chittò ed il percorso intrapreso, già da molto tempo, con la comunità islamica. Il percorso di inclusione intrapreso non può e non deve prescindere dalla sicurezza, pertanto, mentre l’amministrazione ha immediatamente agito per assicurare trasparenza e legalità, il candidato Di Stefano si è limitato a divulgare un altro dei suoi numerosi comunicati stampa, alimentando ulteriormente il clima di paura, odio, razzismo e xenofobia su cui ha basato la propria campagna elettorale. La nostra città ha una grande storia di accoglienza e, ne siamo certi, saprà apprezzare l’operato dell’amministrazione e giudicare l’inqualificabile comportamento di Roberto Di Stefano”, la replica del Pd.

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