Mer. 10 Ago. 2022
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Hic et Food è libri: Il ghiottone errante.

Cosa succede quando un giornalista ed un disegnatore decidono di fare un viaggio enogastronomico tutto italiano? Uno esperto sommelier e buongustaio, l’altro astemio ed inappetente. Quella dello scrittore Paolo Monelli e del vignettista Giuseppe Novello, nonché vecchio amico e collega, è un’avventura divertente e gustosa. Il ghiottone errante, titolo del libro, racchiude in sé il binomio “viaggio” e “cibo” in un racconto esilarante e originale. La tavola si rivela per i due amici non solo l’occasione per conoscere osti e cuoche, per raccogliere opinioni e confidenze, ma anche osservatorio privilegiato per scoprire tradizioni, cogliere i cambiamenti in atto nella società ed entrare in sintonia con le atmosfere e i paesaggi da cui nascono e a cui appartengono cibi e sapori.

Nel panorama gastronomico esistono già delle guide per assaporare le variopinte tavole italiane ma mai come in queste pagine si può trovare una certa nostalgia per il passato piuttosto che idee legate al futuro. Monelli, infatti, rimpiange le osterie scomparse e critica il turismo popolare e non ama le grandi città (base succulenta per i “menù turistici” e scarsa qualità di cibi). Tutto raccontato in uno stile brillante e ironico che vi piacerà al primo morso.

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                             “Così ci siamo messi in giro. Ma ahimè, uno di noi due è astemio, e non ha il mondo più ladro stomacuzzo del suo, e soffre di mal di denti per giunta. Tutta la fatica cadrà sulle spalle dell’altro; sessanta battaglie lo proveranno, oltre alle scaramuccie delle merende e della prima colazione. Non giudicate male il noi che egli userà nella narrazione. Non è un noi majestatis; sarebbe di umiltà rassegnata, se egli di volta in volta non si associasse qualche gran ventre, qualche sitibonda gola locale; e insieme bevono e mangiano a gara, allentando i commenti e gli incitamenti, come i bien yvres nel libro di Gargantua. …Poi portarono un piatto umile e grigio come fraticello alla cerca, dal nome francescano: vitello all’uccelletto. Erano invece Fettine di vitello con i funghi, così profumate di alloro che ci parve di trangugiare in un colpo tutte le glorie letterarie d’Italia.”

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