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“Gli animali per i nostri antenati Celti”: rispetto e tradizione nel blog di Alberto Mangili

“Gli animali per i nostri antenati Celti”: rispetto e tradizione nel blog di Alberto Mangili
agosto 10
17:22 2014

NORDMILANO – Rispetto in ogni tradizione. Gli animali sono al fianco dell’uomo dalla notte dei tempi e, attraverso ogni
cultura è possibile scoprire quanto siano da sempre trattati come qualcosa di fondamentale nella vita dell’essere umano.
Solo ai giorni nostri, evidentemente, ne abbiamo smarrito l’importanza.

Senza dilungarsi in inutili premesse, lasciamo la parola al nostro veterinario di fiducia, Alberto Mangili, che ha scelto di raccontarci il pensiero dei Celti nei riguardi degli animali.

Gli animali per i nostri antenati Celti.

I Celti si ritenevano inseriti in un insieme cosmico dove ogni creatura aveva un’influenza su tutte le altre. Il tipo di pensiero che sottendeva la loro organizzazione sociale e religiosa oggi lo definiamo col termine “olistico”, cioè una parola atta a designare quelle espressioni culturali che tendono a rappresentare il vecchio concetto sciamanico ed animista in cui ogni cosa è unita alle altre attraverso un unico globale campo di coscienza che si potrebbe anche chiamare “Dio”.

Se ogni cosa nell’universo ha un’anima e se quest’ultima non è altro che una scintilla di un unico grande fuoco, ecco che ogni creatura può incontrare le altre, entrare in relazione con esse per mezzo di questa parte comune, la parte spirituale.

 

Gli animali, essendo parte integrante delle natura e agendo principalmente secondo l’istinto, simboleggiamo le forze primitive della terra e del cosmo, sia materiali che spirituali. Il Druidismo (la “religione” dei popoli celtici) insegna che ogni manifestazione naturale sia la simbolizzazione di una forza spirituale. Quindi le montagne, i laghi, i fiumi, gli alberi e gli animali sono i simboli e i contenitori di forze non percepibili direttamente dall’uomo, che hanno bisogno di “ambasciatori” per venire annunciate. Gli alberi e gli animali sarebbe perciò il linguaggio attraverso il quale le divinità comunicano con l’uomo e l’uomo può comunicare con i mondi spirituali utilizzando il linguaggio dei simboli come idioma universale capace di andare al di là dei semplici e freddi concetti mentali, per parlare con l’unica voce udibile nelle regioni interiori: il Linguaggio del Cuore, chiamato anche Linguaggio Silenzioso.

Da sottolineare è l’importanza delle figure animali nelle pratiche che prevedono l’uso di tecniche di “viaggio” nei mondi spirituali, nei quali sono proprio gli animali a fungere da guida.

 

Cane: guerriero, cacciatore, guardiano.

Un animale domestico, ma con antenati selvaggi, rappresenta la purificazione che avviene mediante auto-sacrificio, per accedere alla tappa ultima del perfezionamento spirituale.

Per Celti paragonare un guerriero ad un cane era un complimento e significava stimarlo per la sua funzione di protettore della comunità. Iniziazione

La caccia, come la guerra, era un atto sacro che si poteva compiere solo dopo un’iniziazione e preparazione rituale. Il cane aveva anche la funzione di guardiano del regno dei morti (il mondo interiore sotterraneo). Il guardiano ha il compito di spaventare chi si presenta di fronte alle porte del proprio mondo interiore e non è preparato a padroneggiare le tremende forze che vi giacciono. Ma tuttavia diviene festoso e amico di chi percepisce degno di accedervi con sicurezza. Un uomo, infatti, che entra in contatto con le proprie forze spirituali può divenire pericoloso per sé e per gli altri, ma anche benefico per sé e per gli altri.

 

Gatto.

Un animale legato alla luna, al regno dei morti, ai poteri dell’Altromondo, alle profezia, alla terra come madre oscura in cui il seme si spacca. È un guardiano di tesori.

 

Cavallo: potere, velocità, prestigio.

Fu l’animale che gli indoeuropei introdussero in Europa e che permise loro spostamenti veloci e la predominanza della loro cultura su quella neolitica. È il mezzo di trasporto tra i mondi, un viaggiatore tra regno terrestre e spirituale. Le molteplicità dei suoi significati è dovuta al fatto che questo animale è abbinato alle svariate personificazioni dell’unica Grande Dea Madre: è legato così alla terra, alla luna, alle acque, alla sessualità, al sogno, alla divinazione, alla vegetazione e al suo rinnovamento periodico, alla vita attraverso la morte.

La sua caratteristica di animale adatto al trasporto e al movimento lo rendono un essere legato sia all’elemento oscuro che a quello luminoso. Alla notte segue il giorno: il cavallo nero è un portatore di sogni e immagini dall’Altromondo. È curioso che in inglese la parola “incubo” sia “nightmare” tradotta letteralmente “giumenta della notte. Ma col giorno il cavallo diviene bianco e nei mondi interiori il bianco e i suoi attributi celesti rappresentano l’istinto sublimato e l’unione della parte animale con quella umana.

 

Lupo: messaggero della Dea della Morte-nella-Vita e fungeva da accompagnatore verso la Terra dei Morti guidando le anime verso le foreste dell’Altromondo.

 

Mucca: rappresenta la fertilità della terra, l’abbondanza di frutti e armenti, la fecondità delle donne e la prosperità dei campi.

 

Cinghiale.

Il cinghiale (ciclo solare, frenesia riproduttiva maschile) e la scrofa (ciclo lunare e femminilità feconda e aggressiva) rappresentano il potere della terra che si manifesta come energia vitale (che permette a tutto ciò che esiste di nascere e di esprimersi) tramite un atto sessuale: l’azione di dare la vita.

La caccia al cinghiale non era solo un’attività per assicurarsi il nutrimento fisico, ma una funzione rituale a cui si poteva partecipare dopo un’iniziazione, quindi in grado di costituire un’esperienza “nutritiva” a tutti i livelli. A livello mentale la caccia stimola l’arguzia e il coraggio del cacciatore all’inseguimento del cinghiale selvatico, che rappresenta la forza bruta indomata che va padroneggiata con l’esercizio dell’intelligenza. A livello spirituale il cinghiale diviene la guida che porta il cacciatore in cerca dell’Altromondo, oltrepassando le porte del mondo visibile per accedere ai reami interiori.

 

Bibliografia per approfondimenti:

Riccardo Taraglio, Il vischio e la quercia

McDonald Lorraine, Celtic Totem Animals

Gheerbrant Alain & Chevalier Jean, Dictionary of Symbolic and Mythological Animals

Matthews John, Sciamanesimo Celtico

Autore

Stefano Gianuario

Stefano Gianuario

Direttore responsabile di Nordmilano24

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