Limitare gli orari di alcuni negozi per rendere più sicura la città? Non tutti sono d’accordo, come, ad esempio, Gaetano Petronio, Portavoce AVS Cinisello Balsamo.
Nei giorni scorsi vi siete espressi contro un’ordinanza del Sindaco di Cinisello Balsamo che limita gli orari di apertura di alcuni pubblici esercizi, eppure non sono pochi coloro che vorrebbero il divieto esteso a tutta la città. Perché siete contrari?
Perché si guarda il problema da una sola prospettiva e, in questa città, le prospettive univoche non hanno mai funzionato. Questa amministrazione non ha consultato tutte le parti in causa e non ha elaborato una soluzione che fosse in grado di porre una soluzione definitiva. Si dà l’ordinanza, si chiudono le attività e si desertifica la zona critica.
Abbiamo visto applicare questo metodo già in Crocetta e ne abbiamo visto i risultati. Quando le zone si desertificano la sicurezza non aumenta, ma diminuisce. Il disagio, la criminalità aumenta, ha più spazio chi delinque mentre le persone oneste scappano, vanno via.
Qual è la vostra proposta per migliorare le condizioni di vita della città e gli episodi ricorrenti di consumo di bevande alcoliche su suolo pubblico, accompagnati da liti, risse, schiamazzi e altre situazioni di disturbo della tranquillità?
Prima di tutto creare consulte per la sicurezza in ogni quartiere, ovvero un organismo attraverso il quale l’amministrazione interagisca con tutti gli attori in campo per ogni quartiere della città. In questo modo i problemi sarebbero affrontati considerando tutti i punti di vista. Bisogna parlare con i commercianti, gli amministratori di condominio, le associazioni di cittadini di origine straniera e le stesse parrocchie.
Una volta fatto questo, allora bisognerà trovare delle soluzioni adatte ad ogni zona.
Certamente bisogna far sì che in una città come Cinisello Balsamo le persone ritornino a uscire di casa, frequentino i negozi di quartiere e passino il loro tempo libero nel nostro centro.
La sicurezza è fatta non solo da regole certe, dalle forze dell’ordine, ma anche dalla persone in giro per la città.
Io da piccolo andavo a comprare le scarpe in via Libertà e poi al Millepiedi. Ora quelle zone non esistono più, quel centro si è ridotto e una parte è stata abbandonata.
In questi anni non si è pensato a creare un centro attraente, ma si è lasciato che il mercato scegliesse gli attori e i negozi che popolano la città. Era più importante che qualcuno acquistasse i locali dei negozi che quali negozi li riempissero.
Qui c’è da rifare tutto, altro che città modello. Noi sicuramente vogliamo ripartire dai cittadini.
Considerando anche i più recenti episodi di violenza diffusa (vedi gli accoltellamenti in alcune città italiane), soprattutto fra i giovani e che riguardano spesso cittadini di origine straniera poco o male integrati nella nostra società, non sarebbero auspicabili leggi più severe e un maggiore presidio nelle forze dell’ordine?
Sarebbe necessario tornare a investire nelle scuole (quelle cinisellesi sono a pezzi, per esempio), negli spazi pubblici perché li è possibile agire sull’educazione di questi ragazzi.
Le misure restrittive dovrebbero essere l’ultima ratio, non la soluzione; sono inutili senza una visione di insieme che porti a migliorare il modo con cui i giovani si sentono parte della nostra società.
AVS Cinisello e la sicurezza: “Basta chiudere negozi, creiamo una consulta”
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