Ven. 03 Dic. 2021
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Cinisello Balsamo: Carlo Oriani, il ciclista bersagliere entrato nella storia

Oriani in Francia

ULTIMO CHILOMETRO. SPECIALE GIRO 2021

Vinse la corsa rosa nel 1913, davanti a più quotati avversari come Ganna, Gerbi e Pavesi. Durante la Prima Guerra Mondiale partecipò alla ritirata di Caporetto e scivolò nel Tagliamento. Probabilmente si fermò ad aiutare un commilitone, un gesto eroico che gli risultò fatale. Un monumento voluto dai Bersaglieri lo ricorda nella sua Cinisello Balsamo.

El pucia era il soprannome di Carlo Oriani 

Lo chiamavano El Pucia, perché gli piaceva “fare la puccia”, cioè raccogliere ogni avanzo con la mollica del pane. Non lasciava nulla nel piatto, per via di quella fame atavica che lo perseguitava. In questo era lo specchio di una generazione che si è uccisa di fatica nei campi o nelle fabbriche. Lui ci aggiunse anche la bicicletta, perché ci sapeva fare.

Carlo Oriani (1888-1917) era di Balsamo, hinterland di Milano. Allora i due comuni Balsamo e Cinisello erano divisi. Nel 1928 furono uniti per dar forma a Cinisello Balsamo. La zona era abitata da contadini, il paesaggio erano corti e campi. Papà Giuseppe e mamma Emilia coltivavano un fazzoletto di terra. Il figlio, Carlo, che non fece mai il contadino, venne alla luce il 5 novembre 1888 alle 3 del mattino e fu battezzato lo stesso giorno nella chiesetta-santuario di San Martino, patrono e protettore di Balsamo.

Carlo Oriani è stato un campione del ciclismo pionieristico: al via nella prima edizione del Giro d’Italia nel 1909 (quinto in classifica, ma primo tra i dilettanti), mentre nel 1912 si impone al Giro di Lombardia, non prima di aver partecipato, nel 1911, in qualità di bersagliere, alla battaglia di Sciara Sciat, in Libia.

L’anno migliore per lui è il 1913 quando vinse il Giro d’Italia e battè i più quotati avversari come Ganna, Gerbi e Pavesi. Corse per la Stucchi, la Bianchi e la Maino.

Le prime pedalate in Brianza

El Pucia non aveva rivali quando inizia a pedalare, ma mentre correva lavorava a Sesto, probabilmente come muratore e in una fabbrica dove si assemblavano caldaie. I balsamesi pedalavano su bici costruite dall’artigiano locale Palladini mentre a Cinisello si correva con le Fumagalli. Le salite delle disfide erano a portata di mano, nella vicina Brianza. Oriani e i suoi compagni di allenamento si avventuravano sul colle “Briansa” o sulla salita della Sirtori. Al ritorno di ogni uscita un grande appetito.

Eberardo Pavesi, storico avversario di Oriani

Le sue prime gare risalgono al 1905 mentre quattro anni più tardi Oriani, ancora dilettante, conquistò le sue prime vittorie di spessore destando grande impressione.

Partecipò alla prima edizione del Giro d’Italia

Sul percorso Milano-Bergamo-Lecco-Ballabio diede filo da torcere agli avversari, specie nell’ultima parte del tracciato sui tornanti della salita di Ballabio. Quel giorno arrivò secondo, dietro Luigi Azzimi, ma a più riprese dovette aspettare sul percorso il suo capitano. Nel frattempo, intorno al 1907, si era trasferito nella vicina Sesto San Giovanni che offriva opportunità di lavoro, grazie all’insediamento delle grandi fabbriche. Oriani trova occupazione alla Breda dove fu impegnato, come già detto, nel montaggio delle caldaie. Il 13 maggio 1909 riesce a schierarsi alla partenza della prima edizione del Giro d’Italia da Milano in Corso Buenos Aires. In quell’anno vestiva la divisa da bersagliere e riuscì a partecipare alla competizione grazie a un permesso speciale. Arrivò quinto in classifica generale e primo fra i dilettanti. L’anno dopo non partecipò al Giro perché impegnato nel servizio militare. Il suo reggimento era di stanza in Piemonte. Oriani si congeda dalla naia nel settembre di quell’anno, ma fu in realtà solo un arrivederci. Nel 1911 passò tra i corridori professionisti in occasione della partecipazione alla Milano-Sanremo, importante gara del calendario ciclistico. Poi prese parte al Giro d’Italia dove conquistò l’undicesimo posto nella classifica generale.

La guerra in Libia

L’Italia, intanto, aveva iniziato le ostilità contro la Libia. Oriani si imbarca a Palermo il 9 ottobre 1911 con i commilitoni dell’8° Reggimento Bersaglieri. Durante il conflitto si distingue agli occhi degli ufficiali al punto da ricevere un encomio per aver dimostrato “calma e coraggio nel servizio della trasmissione di ordini sotto il fuoco nemico”. Oriani prenderà parte anche alla famosa battaglia di Sciara Sciat, un episodio storico alquanto controverso durante il quale avvennero violenze gratuite da entrambe le parti. Il clima di guerra non ferma le velleità sportive di Oriani che, una volta rimpatriato nel maggio del 1912 , riesce appena in tempo a essere al via del Giro d’Italia anche se a corto di allenamento. Non va molto lontano: alla prima tappa giunge solo quarantanovesimo e viene poi escluso per infrazione ai regolamenti. Ma non si dà per vinto e in autunno vince, un po’ a sorpresa, il Giro di Lombardia. Al Trotter di Milano si afferma in volata sul più quotato francese Maurice Brocco che aveva acceso le micce sulla salita del Brinzio.

 

La vittoria al Giro del 1913

Il 1913 è l’anno migliore per Oriani. Al Giro d’Italia otto squadre al via, 9 tappe, 2932 chilometri. Sono una decina i corridori che alla vigilia godono del favore del pronostico, fra questi Galetti, Ganna, Gerbi, Pavesi, Rossignoli e Corlaita. I distacchi non contano, vale invece la classifica a punti dopo ogni traguardo di giornata. Oriani corre per la Maino e in squadra ha un giovane e promettente Girardengo (vincitore ad aprile del campionato italiano), il brianzolo Agostoni, Bordin e Torricelli. Il balsamese non parte fra i favoriti anche se i giornalisti esperti ne apprezzano le capacità e lo tengono d’occhio. All’arrivo della prima tappa arriva solo nono, ben distante dal vincitore Giuseppe Santhià. Ma già dalla seconda frazione Oriani inizia una lenta, regolare e inarrestabile rimonta. Nella quarta frazione, la Roma Salerno, compie una corsa superba e arriva secondo. Alla quinta giornata è terzo in classifica generale dietro i forti Pavesi e Santhià. Alla sesta tappa, la Bari-Campobasso, è secondo. Sugli Appennini conquista il primato e lo conserva sino al Trotter di Milano dove, ad attenderlo, ci sono i suoi numerosi e rumorosi amici e suiveurs di Balsamo e di Sesto. Le condizioni della strada sono difficili, le tappe lunghe, le cadute e le forature all’ordine del giorno. In più ci si mette anche uno stradino comunale, alla quinta tappa, a far sbagliare la strada ai corridori… Oriani ha dalla sua la regolarità e una squadra che lo sostiene. Questo avvenne, in particolare, nelle ultime frazioni. 

 

Il gioco di squadra della Maino

Il corridore balsamese è in buona posizione in classifica e la squadra decide di aiutarlo il più possibile. Nella settima frazione da Campobasso ad Ascoli Piceno, quella che presenta la salita più dura che conduce sui contrafforti del Gran Sasso d’Italia, la Maino fa pesare sulla corsa il gioco di squadra. Dopo poco più di un’ora di corsa Oriani buca e tutti i compagni si fermano ad aiutarlo. Bordin gli passa la ruota, poi il giovane Girardengo, che da lì a pochi anni diventerà un campione, negli ultimi chilometri si ferma ad attenderlo per facilitargli la corsa e andare a punti per la classifica generale. Terminate le fatiche della stagione agonistica arriva il tempo di pensare alle vicende più personali. Il 20 novembre 1913 Carlo convola a nozze a Seregno con Angela Maria Somaschini. La coppia va ad abitare a Sesto San Giovanni in via Roma 2, vicino al Rondò. Poi si trasferirono al n° 29 di via XX settembre, sempre a Sesto San Giovanni. Gli episodi della vita agonistica si intrecciano con quelli legati alla partecipazione di Oriani ai conflitti bellici nei quali era impegnata l’Italia in quegli anni. Dopo aver partecipato alla Guerra di Libia dove svolse attività di portaordini in bicicletta (ricevette anche un encomio ufficiale), Oriani è coinvolto suo malgrado anche nella Prima Guerra Mondiale.

La ritirata di Caporetto

L’episodio che lo consegnerà definitivamente alla storia riguarda la sua partecipazione alla Prima Guerra Mondiale. Durante la Ritirata di Caporetto, un commilitone scivola nelle acque gelate del Tagliamento; d’istinto Oriani si tuffa e lo salva. Ma le conseguenze del gesto eroico gli saranno fatali. Vaga per un paio di giorni prima di ritrovare i suoi compagni: “Sarebbe bastato avesse trovato un cambio di lana – ha raccontato il nipote che porta lo stesso nome – e si sarebbe salvato.  Ma niente, lui aveva lo spirito di bersagliere e andò avanti, forse senza chiedere”. Si ammala, viene ricoverato a Caserta, il sole lo avrebbe guarito, pensavano gli ottimisti. Ma non era stata ancora inventata la penicillina. Morì a 29 anni.

Oriani inizialmente venne sepolto nel Cimitero di Caserta. Nel 1921 la salma venne traslata per esser tumulata nel “Cimitero Vecchio” di Sesto San Giovanni, in viale Rimembranze.

Non fu l’unico ciclista di quei tempi a perdere la vita durante la Grande Guerra. Stessa sorte tocco’ anche ad altri campioni del tempo, come Petit Breton, Francois Faber e Octave Lapize, che vinsero il Tour de France.

Il monumento dei Bersaglieri nella sua Cinisello Balsamo

Nel 2018 la ‘sua’ Cinisello Balsamo lo ha ricordato con un monumento – inaugurato il 15 aprile alla presenza di un migliaio di persone – che affianca la statua di un bersagliere a un bassorilievo che raffigura Oriani. Sulla rivista “Lo Sport illustrato e la guerra”, del 15 agosto 1915 venne pubblicata una foto del corridore: divisa, cappello piumato con la sua bicicletta munita di uno dei pezzi di mitraglia.

L’inaugurazione del monumento

Una seconda immagine lo ritrae davanti alla statua di Massimiliano d’Austria a Cormons, in Friuli, in compagnia di altri commilitoni in sella alle loro bici da combattimento. Dai documenti risulta che Oriani sia stato un buon soldato. La passione per la bici, però, gli aveva creato qualche problema. Già durante il servizio di leva, dopo che gli era stato accordato un permesso per partecipare a una gara ciclistica, tornò in caserma con 24 ore di ritardo. Fu punito. In un’altra occasione, partecipando alle grandi manovre con la sua bicicletta da bersagliere, subì un danno meccanico che lo costrinse a fermarsi per la riparazione e anche allora Oriani fece ritorno al reparto con 18 ore di ritardo: troppe per i superiori che lo punirono con dieci giorni di consegna in caserma.

La penicillina lo avrebbe salvato

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Oriani venne richiamato alle armi; il 7 settembre 1916 entra a far parte del 3° Reggimento Artiglieria da Campagna (3° Autocarro), quindi non più tra i bersaglieri. Come detto in precedenza, durante la disastrosa rotta di Caporetto dell’esercito italiano, Oriani cadde in un fiume, forse il Tagliamento, forse il Piave. Ma non ci finì con la bici da bersagliere, come molte cronache hanno riferito, favoleggiando sul suo passato. Più probabile che Oriani si trovasse su un mezzo motorizzato, a fianco di un conducente, o su un cassone, e che la causa fosse una sbandata. Il resto della storia è noto. Finito nell’acqua gelida del fiume Oriani vagò nei campi fradicio e si ammalò di polmonite. Lo portarono all’ospedale militare di Caserta, dove i medici tentarono di guarirlo, ma non ci riuscirono. Non era stata ancora inventata la penicillina che avrebbe potuto risolvere la situazione. La moglie – avvertita dell’accaduto – partì da Sesto San Giovanni per arrivare appena in tempo a salutarlo, prima di vederlo morire. Rocambolesche furono le operazioni per portare a casa la salma. Fu aperta una sottoscrizione per raccogliere del denaro utile a consentire il trasporto. Il figlio Gino raccontò che la cassa fu spedita da Caserta, ma inizialmente non la trovarono. Dopo ricerche più accurate fu rinvenuta in un paese del Veneto, Cittadella. Il funerale fu celebrato a Sesto San Giovanni. Accorse una grande folla, composta da familiari, amici e tifosi. L’ultimo saluto al Pucia fu solenne, come si conviene alle personalità. Il campione vincitore del Giro del 1913 non aveva ancora compiuto 30 anni.

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