Sab. 01 Ott. 2022
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Lombardia: cala la cassa integrazione. Ma la Uil dà l’allarme

[textmarker color=”E63631″]LOMBARDIA[/textmarker] – La Uil ha pubblicato i dati di una indagine sulla cassa integrazione, con un focus sulla situazione della Regione Lombardia. “In Lombardia, in base all’indagine Uil, a gennaio 2018, rispetto al mese di gennaio del 2017, le ore di cassa integrazione autorizzate sono calate del 17,7%, attestandosi ad un totale di 3 milioni e 256mila ore. La ricerca della Uil ha effettuato anche una stima sui posti di lavoro salvaguardati grazie allo strumento della cassa integrazione; in Lombardia, a gennaio 2017, la stima è di 23.265 unità, mentre nel gennaio di quest’anno di 19.156. Totale a livello nazionale: 179.368 posti di lavoro salvati all’inizio dell’anno scorso, 101.685 a gennaio 2018. Analizzando la situazione di ciascuna provincia della Lombardia, si nota, sempre raffrontando il mese di gennaio 2017 con quello di quest’anno, il calo delle ore di cassa integrazione a Milano, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi e Mantova, mentre in controtendenza, un aumento del ricorso alla cassa integrazione nelle province di Pavia, Sondrio e Varese”, si legge in una nota diramata dal sindacato.

Dall’indagine Uil emerge in Lombardia, sempre confrontando gennaio dell’anno scorso con quello di quest’anno, un calo delle ore di cassa integrazione in tutti i settori produttivi, in particolare nell’artigianato e nel commercio; positivi, anche se in minor misura, i dati di edilizia e industria.

“Ci piacerebbe interpretare questi dati sulla cassa integrazione in un’ottica positiva, ma l’aumento delle domande di disoccupazione ci fa propendere per un’interpretazione purtroppo negativa – commenta Danilo Margaritella, segretario generale della Uil Milano e Lombardia -; questi dati ci dicono anche che non bisogna abbassare la protezione sociale e allo stesso tempo che occorre rimettere al centro politiche economiche che favoriscano gli investimenti, rendendo più facile per le imprese assumere con contratti stabili, contrastando così il lavoro precario. Nel contempo, ci vogliono anche più protezione e più politiche attive, per favorire il reinserimento nel mercato del lavoro delle persone che hanno subito il trauma del licenziamento”.

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