Sab. 01 Ott. 2022
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Nuove ombre sul terrorismo ‘made in Sesto’

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Dopo il caso di Anis Amri, che ha tenuto con il fiato sospeso i sestesi per circa un anno, ora un altra vicenda torna a far temere la presenza di terroristi a Sesto. “Ho condiviso quei post su Facebook solo per curiosità, se avessi saputo che sarei andato incontro a conseguenze così gravi non lo avrei fatto”. Omar Nmiki, il 25enne tunisino arrestato nel 2017 per avere postato decine di video inneggianti all’Isis, si è difeso così davanti alla Corte d’Assise di Milano.

L’uomo, che lavorava come operaio edile a Sesto San Giovanni, è accusato di apologia e istigazione al terrorismo. Era stato arrestato assieme ad altre quattro persone, che hanno scelto di essere giudicate col rito abbreviato a Perugia dove era partita l’inchiesta. Stando alla ricostruzione della Procura, i cinque avrebbero condiviso immagini combattimenti e di esecuzioni, di miliziani in preghiera o con il viso coperto da un cappuccio nero. A Milano si sarebbero incontrati anche nel centro sociale Leoncavallo.

“Non sono un ragazzo cattivo – ha spiegato Nmiki nelle dichiarazioni spontanee -, andavo lì per ascoltare un po’ di musica e incontrare delle ragazze, non per parlare dell’Isis”. Tra i post quello in cui viene citata la frase di un profeta: “Un giorno da jihad è meglio di una vita intera”. Il processo proseguirà il 7 marzo.

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