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Il Re è nudo. Sesto San Giovanni e la crisi del centro-destra

Il Re è nudo. Sesto San Giovanni e la crisi del centro-destra
aprile 16
14:35 2018

SESTO SAN GIOVANNI – Sono trascorsi solamente 9 mesi dalle elezioni che hanno portato al governo di Sesto San Giovanni la prima guida di centro-destra della sua storia. Tanto si è detto in questi mesi sull’operato della nuova giunta e del suo sindaco Roberto Di Stefano che egli stesso non ha perso occasione per enfatizzare, e a volte anche mascherare, le sue scelte cercando sempre la forma più eclatante ed emozionale piuttosto che la sostanza.

Ora Di Stefano si trova a fare i conti con le dimissioni di uno dei suoi assessori, quell’Angela Tittaferrante che, nonostante il carattere non sempre facile, ha rappresentato uno dei cardini di immagine sui quali Di Stefano aveva costruito il suo trionfo al ballottaggio. Tittaferrante ha lasciato sbattendo la porta contro un sindaco che ha definito autoritario e non incline al dialogo. Lo stesso era accaduto due mesi fa con la capogruppo consiliare di Forza Italia Borgonovo.

Quello che accade è che al di là dei luccichii mostrati dagli addetti alla comunicazione di Di Stefano, l’amministrazione comunale arranca e non riesce a trovare una linea di governo comune e condivisa. La battaglia contro la moschea si è rivelata un boomerang che ha danneggiato la città; tra i sestesi cresce la protesta per le scelte approssimative sui temi sociali ed educativi; il Bilancio appena approvato è assolutamente inadeguato ad affrontare qualcuno dei problemi di Sesto se si pensa che si sono tolti soldi al sociale per coprire le buche sulle strade. Non è stato affrontato un tema che diventerà centrale: il documento economico cittadino ha un equilibrio precario a causa dell’elevata spesa corrente e ha degli asset così vecchi che i valori segnati nelle varie voci sono assolutamente inadeguati. Ciò potrebbe portare da un momento all’altro a un tracollo.

Il Polo Civico, che doveva garantire una “trazione innovativa”, si è arenato per la sua incapacità di imporsi e di imporre idee innovative. Si è sgretolato sotto le spinte della politica che scavato al suo interno per sabotarlo e svuotarlo. Oggi, dei suoi 7 consiglieri comunali solamente in 3 rispondono ancora al “Capitano” Giampaolo Caponi. Gli altri si sono allineati al sindaco, così come l’assessore Maurizio Torresani, civico della prima ora, si è schierato con il primo cittadino per non scivolare nell’abisso con la sua ormai ex lista civica.

Del progetto originale di un governo moderato e innovativo non rimane più nulla. Se non una giunta che dovrà essere rimaneggiata e che probabilmente lo sarà ulteriormente nei prossimi giorni visto che anche all’interno della Lega il dissenso cova da tempo.

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Redazione

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